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PRATO ORNAMENTALE

Come rallentare la crescita dell’erba di un prato

23 Gen , 2019  

È questo il sogno di molti “consumatori” di prato? Tagliare il prato è una combinazione di elementi speciali: facilita il distacco dai pensieri quotidiani, aiuta a smaltire qualche caloria, avvicina alla natura, permette di scoprire ogni volta un dettaglio del proprio giardino. Insomma, ci offre un’esperienza niente male.

Ma, quando l’erba si fa alta……ecco che la ricerca della scusa si fa pressante sino a provvedere, ormai con clamoroso ritardo, a estrarre il tosaerba dal fondo del box, a tirare il cavo di avviamento, a cercare la scorta del carburante, a pensare a dove mettere lo sfalcio, ecc. ecc.

Quante volte abbiamo sentito chiedere: dove posso comprare l’erba che non cresce? Le graminacee da prato devono le loro caratteristiche di densità, robustezza e bellezza proprio alla funzione di taglio, operazione che induce stimolo alla nascita di nuovi culmi, favorisce l’accestimento e l’approfondimento radicale, permette una uniformità di altezza e quindi una armonia di sfumature cromatiche tipiche di ciò che definiamo normalmente un buon prato.

La peculiarità dell’operazione di taglio è la frequenza, ovvero l’intervallo tra due tagli, che è funzione della crescita vegetativa: quindi è proprio il rallentamento della crescita, per assurdo sino all’arresto, che permette di sdraiarsi sul divano una volta di più. La crescita è l’unica funzione richiesta a questa graminacea: non quella di produrre semi o frutti o radici ma proprio quella di generare foglia e in parallelo produrre quegli aspetti così graditi. Rallentare la crescita sino al punto di permettere la vitalità minima è puntare ad azionare un metabolismo di base, ovvero una sussistenza.

Ma cosa spinge il prato a crescere?
Le specie microterme utilizzate in gran parte d’Italia, quelle cosiddette a Carbonio C3, crescono in forma vigorosa a temperature tra il 16 e i 24 °C  e proprio i mesi primaverili ed autunnali esaltano il prato e permettono i migliori risultati al minimo costo.
Quindi la temperatura guida la crescita, primo tra gli elementi e ovviamente non influenzabile dall’uomo. Il carburante reale è però la luce, che aziona la fotosintesi e permette la formazione di materia vegetale alla base della crescita, ma anche in questo caso non è possibile incidere sulla radiazione solare che arriva su un prato.

Ci sono altri due elementi che incidono sul potenziale di crescita e sui quali possiamo parzialmente intervenire: la disponibilità idrica e il livello di Azoto assorbibile dalla piantina.

Il bilancio idrico del prato
Il bilancio idrico è influenzato da diversi fattori, primo tra tutti la piovosità e il ricorso all’irrigazione, ma anche la struttura fisica del suolo può limitare l’umidità disponibile all’apparato radicale: un terreno sabbioso è per sua natura ben drenante ed ha scarsa capacità di ritenuta idrica e di conseguenza a parità di apporti riduce l’assorbimento verso la radice, con riduzione del metabolismo e della crescita.

All’opposto è il comportamento di un suolo argilloso/limoso.

Se non possiamo governare le piogge possiamo dosare il ricorso all’irrigazione artificiale, in funzione del nostro obbiettivo che in questo caso, prima che la rigogliosa vegetazione, ci chiede la limitazione della crescita. Abbiamo qui la possibilità di allungare dal 50 al 100% il turno irriguo, cosa che stimola tra l’altro, in condizioni di stress, l’emissione di peli radicali utili ad aumentare la competizione naturale del prato verso le situazioni avverse come le patologie fungine.

Il livello di azoto del prato
Tra le dotazioni minerali del terreno, l’Azoto stimola fortemente la crescita, in presenza degli altri tre elementi appena discussi e, come nella legge di Liebig, anche qui la disponibilità più ridotta di Azoto riduce la funzione degli altri tre, di conseguenza riduce l’attività metabolica e quindi la crescita.

Come abbassare oltremodo l’apporto di Azoto senza incidere sulle prestazioni del prato? Prima di tutto con un suolo equilibrato in fatto di pH, sostanza organica e capacità di scambio, con apporti nutritivi bilanciati e con Azoto minerale a cessione controllata. I concimi organici di provenienza vegetale o animale possono essere utili laddove il prodotto sia certificato all’origine e nella filiera di trasformazione.

Infine, i regolatori di crescita di sintesi come il trinexapac-etil consentono la crescita pur mantenendo la struttura fogliare più limitata e di fatto riducono la spinta in altezza del prato.

L’alternativa
Ma se proprio non vogliamo vedere l’erba che cresce possiamo accontentarci di un prato di Dichondra, non più una graminacea ma una specie dicotiledone con fogliolina tonda, a patto che la temperatura non scenda sottozero e di non “frequentarlo” assiduamente.

Buona scelta!

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Fabrizio Salto By


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