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ORTO IN TERRAZZO

Guida alla coltivazione dell’aglio

21 Gen , 2016  

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NUTRI-DG

Sarà capitato a tutti di passeggiare in un parco e sentire distintamente un pungente odore di aglio. In primavera, infatti, l’aglio orsino biancheggia in molte aree verdi: si tratta della “variante” selvatica dell’aglio coltivato, chiamata così perché costituisce una delle primarie fonti di cibo per gli orsi che terminano il letargo.

Sebbene anche l’aglio orsino possa essere utilizzato per le sue virtù officinali, nell’orto – e in cucina – si preferisce di gran lunga coltivare il comune Allium sativum. Anche questo aglio, di fatto, è una pianta perenne, ma quando viene posta in coltivazione deve essere trattata alla stregua di una annuale: in altri termini deve essere seminata tutti gli anni.

Caratteristiche ed esigenze colturali dell’aglio

L’aglio è uno dei principali esponenti della famiglia delle Liliaceae, alla quale appartengono anche la cipolla e lo scalogno. Si tratta di una pianta conosciuta sin dall’antichità: Egizi, Romani, Greci e Cinesi la impiegarono in modo abbondante nelle loro cucine. Oggi è diffusa in tutto il mondo; in Italia è coltivata soprattutto in Campania, Emilia-Romagna, Veneto e Sicilia.

L’aglio è una specie adatta ai climi temperati asciutti e mostra basse esigenze termiche durante le prime fasi della crescita tanto che sopporta bene temperature anche inferiori ai 10°C sotto lo zero. Anzi, per germogliare, i bulbetti devono essere messi a dimora in aree dove sono esposti a temperature inferiori ai 15°C, pena notevoli difficoltà nella formazione del bulbo: come avviene per molte altre specie, infatti, anche l’aglio deve vedere soddisfatto quello che viene definito il “fabbisogno di freddo”. In ogni caso, per germogliare, i bulbetti richiedono temperature di almeno 5°C, altrimenti permangono in condizioni di dormienza.

Non dobbiamo però spaventarci: salvo casi eccezionali, in Italia, tutte le regioni sono adatte alla coltivazione dell’aglio, dato che è raro sia che le temperature non scendano al di sotto di questa soglia sia che sia eccessivamente freddo.

Una volta germogliato, per accrescersi la pianta richiede giornate calde, con temperature superiori ai 20°C, e lunghe. Le varie fasi fenologiche (ossia di sviluppo) delle piante sono infatti spesso influenzate dalla quantità di ore di luce che c’è durante il giorno: in questo modo le piante possono “stimare” in quale stagione si trovano.

Aglio bianco e aglio rosa

Le varietà di aglio sono molto numerose ma possono essere raggruppate in due tipi principali: l’aglio bianco e l’aglio rosa.

Il primo, conosciuto anche con il nome di aglio comune, comprende le varietà caratterizzate da tuniche esterne di colore bianco-argento. Di solito queste varietà presentano bulbi grandi e compatti costituiti da una quindicina di spicchi regolari, sono molto produttive e hanno un ciclo tardivo. Sono le varietà più diffuse perché sia adattano bene sia alla semina autunnale al sud sia a quella primaverile al nord; inoltre, hanno una buona conservabilità e rusticità. Una delle varietà più diffuse è il “Bianco Piacentino”.

L’aglio rosa, invece, è più precoce ed è caratterizzato da tuniche di colore bianco-roseo o bianco-giallo. Presenta bulbi grandi ma con spicchi meno regolari e più piccoli rispetto a quelli dell’aglio bianco. È utilizzato soprattutto al sud sia perché è più adatto alla semina autunnale sia perché è deperibile e quindi deve essere consumato come prodotto fresco, cosa molto adatta alla cucina meridionale.

La messa a dimora dell’aglio

L’aglio non presenta particolari necessità per quanto riguarda il terreno. È una pianta rustica che si adatta quindi anche alla coltivazione in contenitore. È importante però verificare il drenaggio – teme infatti i ristagni idrici – e garantire una buona disponibilità di sostanza organica. Il pH, ossia la reazione del terreno, dovrebbe essere compresa tra 6 e 7 (terreno leggermente acido), mentre è bene evitare i terreni salini (che di solito si riscontrano solo nelle immediate vicinanze del mare). Date queste esigenze, si può tranquillamente affermare che qualsiasi terreno da orto è adatto alla coltivazione dell’aglio.

In linea di massima, nelle regioni centro-meridionali l’aglio viene messo a dimora in autunno (indicativamente nei mesi di ottobre e novembre), mentre nelle regione del centro-nord Italia la messa a dimora è rimandata ai mesi di gennaio, febbraio e marzo.

Gli organi di riproduzione non sono i semi, bensì i  bulbilli, ossia gli spicchi che, inseriti direttamente sul fusto, danno origine alla “testa” dell’aglio. La testa è avvolta da una serie di foglie speciali – “metamorfosate” dicono i botanici – che hanno una funzione esclusivamente protettiva.

I bulbilli vanno posti a dimora stringendoli fra le dita e infiggendoli nel terreno sino alla punta in modo che sia completamente interrato. Tuttavia, ricordando che l’aglio teme i ristagni, se abbiamo a disposizione un terreno pesante, è bene lasciare che la punta del bulbillo fuoriesca leggermente dal terreno. Di solito la distanza tra una fila e l’altra è di circa 30-40 cm, ma si tratta di una misura ampiamente indicativa: l’effettiva distanza dipenderà infatti dallo strumento utilizzato per la lotta alle malerbe. Lungo la fila, invece, i bulbilli dovranno essere seminati a circa 10-15 cm di distanza l’uno dall’altro. La densità di impianto è quindi variabile tra le 20 e le 30 piante circa per ogni metro quadro.

Al fine di ottenere produzioni soddisfacenti è opportuno procedere a una cernita accurata dei bulbilli da mettere a dimora: in particolare si dovranno scartare quelli più piccoli o male conformati e utilizzare solo quelli di maggiori dimensioni che, di norma, si trovano nella porzione esterna della testa. Se invece si utilizzano i bulbilli più piccoli, si raccoglieranno bulbi di peso molto modesto. Per programmare al meglio la semina, si consideri che per ogni metro quadro di aiuola destinata ad aglio sono necessari circa 100 grammi di bulbilli.

La concimazione dell’aglio

L’aglio non ha esigenze elevate in termini di azoto, elemento principe della nutrizione vegetale; anzi, una concimazione eccessiva può portare al lussureggiamento della vegetazione con una produzione di bulbi di qualità molto bassa. Al contrario, è importante accertarsi di somministrare un quantitativo adeguato di zolfo, elemento fondamentale per questa specie. Per questo motivo, se si utilizzano concimi di sintesi è bene apportare concimi da solfato. È proprio lo zolfo uno dei componenti principali dell’allicina, la sostanza che, oltre a conferire all’aglio il suo particolare aroma, presenta interessanti proprietà battericide e antibiotiche.

La concimazione organica non è perfettamente tollerata e deve essere svolta nel corso della coltura precedente. In particolare, per ridurre i problemi, è bene evitare di somministrare letame non maturo (che a ben vedere non dovrebbe nemmeno essere chiamato letame).

L’irrigazione dell’aglio

Le esigenze idriche dell’aglio non sono particolarmente elevate. Anzi, la pianta teme i ristagni e quindi occorre intervenire con attenzione. Inoltre, dal momento che il ciclo colturale si sviluppa prevalentemente nel corso della stagione invernale-primaverile, è poco probabile che si debba ricorrere a interventi di irrigazione: molto spesso l’acqua di pioggia è più che sufficiente per ottenere raccolti soddisfacenti. Qualora fosse necessario integrare la pioggia con interventi irrigui è bene ricordare di sospendere l’irrigazione almeno 20 giorni prima della raccolta per non compromettere la conservazione dei bulbi. La regola empirica prevede di irrigare se durante la fase di ingrossamento del bulbo il terreno è secco e l’andamento meteorologico previsto è siccitoso.

La lotta alle infestanti nella coltivazione dell’aglio

Durante l’intero ciclo di coltivazione dell’aglio, il principale problema è costituito dalla lotta alle infestanti. Nelle coltivazioni intensive il diserbo è spesso svolto con mezzi chimici, tuttavia, nel piccolo orto di casa o in agricoltura biologica si può ricorrere con successo alla rimozione meccanica a macchina (per superfici importanti) oppure a mano, magari aiutandosi con un attrezzo manuale quale una piccola zappa. In questo si è aiutati dal fatto che l’aglio è messo a dimora in file ben distanziate che agevolano l’estirpazione delle infestanti.

Durante il controllo meccanico delle malerbe bisogna ricordarsi che l’aglio è dotato di un apparato radicale molto superficiale che, quindi, può essere facilmente danneggiato da operazioni di sarchiatura e zappatura: occorre procedere con estrema cautela.

Le avversità dell’aglio

Se il contrasto delle malerbe è relativamente semplice, meno facile è la lotta nei confronti delle avversità biotiche. Le malattie più temibili sono costituite da Sclerotium cepivorum, che determina il marciume bianco del bulbo, e da Pyrenochaeta terrestris, agente del marciume rosa. Il primo colpisce i bulbi e porta rapidamente alla morte della pianta; si trasmette tramite la messa a dimora di materiale infetto ed è favorito da condizioni di particolare umidità. Il marciume rosa, invece, colpisce le radici – che assumono una colorazione rosa in seguito all’attacco – e provoca avvizzimento e successiva morte delle piante. Il patogeno responsabile del marciume rosa è favorito dalla presenza di temperature elevate e, quindi, interessa prevalentemente le colture estive.

Purtroppo non esistono mezzi di controllo efficaci per contrastare questi funghi. L’unico rimedio è quello di ricorrere ad adeguate rotazioni e avvicendamenti colturali. In linea di massima, al verificarsi di una di queste malattie, è buona norma sospendere la coltivazione dell’aglio in quella determinata aiuola per un periodo di 4 o 5 anni. Occorre inoltre prestare molta attenzione perché il marciume rosa colpisce anche porro e cipolla la coltivazione dei quali è quindi sconsigliata in presenza di queste malattie. Si tratta di patogeni che si sviluppano rapidamente in condizioni di vuoto biologico del terreno, ossia in terreni poveri perché troppo sfruttati, colpiti dalla cosiddetta “stanchezza”. In questi casi è sempre consigliabile incorporare compost o letame ben maturo in modo da riequilibrare la flora microbica del terreno.

Per quanto riguarda le avversità abiotiche – ossia non dovute a patogeni – si segnala che l’aglio, a causa del periodo di coltivazione, può subire danni da gelo e da grandine.

Raccolta e conservazione dell’aglio

La raccolta dell’aglio avviene generalmente in luglio nelle regioni settentrionali e a partire da maggio in quelle centro-meridionali. Per capire se il bulbo è maturo è sufficiente osservare la parte aerea della pianta: quando questa inizierà a seccare si avvicinerà il momento di raccogliere. È buona norma rimuovere gli steli fiorali quando sono ancora in boccio in modo da evitare che la pianta utilizzi le riserve contenute nel bulbo per la fioritura (eventualità comunque non troppo frequente). Una pratica che può essere utile per accelerare la maturazione è quella di provocare una torsione dello stelo.

Una volta estratti dal terreno, i bulbi devono essere esposti al sole in modo da ridurre l’umidità del prodotto. La durata di questo periodo di “asciugatura” è variabile in funzione della tipologia di prodotto: indicativamente si parla di due o tre settimane per l’aglio che deve essere conservato a lungo e di una settimana per i bulbi da consumo fresco (in alcune regioni italiane, infatti, i bulbi sono consumati freschi, raccogliendoli ancora prima che dello sviluppo delle tuniche attorno ai bulbi).

La conservazione dovrà avvenire in locali areati, freschi e soprattutto asciutti in quanto un tenore di umidità eccessivo favorisce la germinazione dei bulbi.

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Luca Masotto By


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