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LIFESTYLE

Alberi: gli “alieni” per una gestione sostenibile del verde urbano

 

La città è un’ecosistema molto diverso dal bosco. L’umidità, la temperatura, l’insolazione, la presenza di gas inquinanti e l’interazione con strade, edifici, veicoli, pedono sono fattori importantissimi che caratterizzano differentemente i due ambienti. Se il bosco mostra un’elevata umidità relativa di terreno e aria, la città presenta condizioni più variegate: da spazi regolarmente irrigati ad aree che in estate diventano veri e propri deserti. In estate, ma anche in occasione di primavere particolarmente calde, la città può mostrare temperature che oltrepassano i 40°C a diferenza del bosco in cui il fenomeno dell’evapotraspirazione consente un certo raffrescamento. Le chiome, inoltre, garantiscono una protezione, specie nei mesi estivi, dalla luce diretta del sole la cui intensità e la prolungata esposizione possono essere un problema anche per alcune piante.
Insomma, non si possono immaginare contesti più diversi.
Per definizione le specie autoctone si sono evolute negli ecosistemi della Pianura Padana che originariamente era una grande foresta: il bosco planiziale. Alberi e arbusti qui evolutisi sono perciò adatti a condizioni pedoclimtatiche proprie del bosco: umidità elevata, insolazione non ecessiva, temperatura raramente soggetta a variazioni repentine e spazi aperti. Pioppi, farnie, carpini bianchi, aceri campestri, frassini, olmi campestri, noccioli sono specie autoctone caratteristiche del bosco planiziale. Mettere a dimora queste specie nei contesti urbani può rivelarsi una scelta poco razionale e antieconomica che nel giro di pochi anni può rivelarsi fallimentare.

Eppure i regolamenti del verde spesso addirittura obbligano le amministrazioni pubbliche e i proprietari a mettere a dimora alberi e arbusti appartenenti a specie autoctone. Il caso più emblematico è quello delle aree urbane più difficili perchè maggiormente esposte ai conflitti tra vegetazione e città: parcheggi, giardini condominiali, viali alberati, aiuole spartitraffico.
Se è vero che le specie autoctone possono manifestare un ottimo risultato in quegli spazi urbani che si vogliono naturalizzare per progetti di riqualificazione ambientale, le specie alloctone quali Liquydambar styraciflua, Celtis australis, Lagerstroemia indica, Ligustrum spp., Quercus ilex, cotogni, melograni e ciliegi da fiore sono specie particolarmente adatte alla città perchè adatte a contesti dove le condizioni pedoclimatiche sono molto simili a quelle delle città che oggi si sviluppano al posto di quel grande bosco planiziale che era la Pianura Padana.

Nell’ottica di dover valutare in ogni contesto la giusta specie partendo in primo luogo dalla disponibilità degli spazi con un approccio di medio lungo termine, le specie alloctone sono in moltissimi casi degli alleati validi per una gestione sostenibile del verde in città. Anche da un punto di vista economico.

 

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