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ORTO IN TERRAZZO

Guida alla coltivazione del fagiolo biologico

 

Per lunghi secoli i legumi sono stati alla base della dieta di molte popolazioni. Poi, progressivamente, sono passati in secondo piano, forse relegati a un ruolo subalterno di “carne dei poveri”. Oggi, finalmente, le leguminose riassumono il ruolo fondamentale che hanno rivestito in passato: l’Organizzazione delle Nazioni Unte che ha eletto il 2016 “anno internazionale dei legumi” (leggi qui il nostro articolo dedicato). I fagioli sono caratterizzati da un elevato contenuto di proteine che li rendono un ottimo sostituto della carne e, per questo, possono essere considerati un alimento fondamentale all’interno delle diete vegane e vegetariane.

Tra i legumi, il fagiolo è probabilmente la coltura più importante e più diffusa. Si tratta di un ortaggio, originario dell’America meridionale, che può essere distinto in due grandi gruppi: i fagioli veri e propri (dove si consuma il seme) e i cosiddetti fagiolini (dove si consuma anche il baccello… a patto di raccogliere il frutto prima della maturazione fisiologica dei semi!). Dal punto di vista colturale questa differenza è poco influente perché le modalità di coltivazione di fagiolini e fagiolini sono del tutto simili. Pertanto, in linea di massima, quanto si dirà per il fagiolo vale anche per la coltivazione del fagiolino.

La pianta di fagiolo può essere nana o rampicante. La prima, per lo meno negli orti familiari di minori dimensioni, è da preferire in quanto è più precoce e consente un maggiore raccolto nell’unità di tempo, aspetto prezioso per aumentare la velocità della rotazione e produrre di più in piccoli spazi. Anche perché questa pianta è abbastanza rustica e si adatta bene a molte tipologie di terreno. Entrambe le tipologie sono adatte alla coltivazione sul terrazzo: quelle rampicanti possono essere lasciate crescere su un graticcio contro il muro, mentre il raccolto di quelle nane, se coltivate in vaso, è decisamente facilitato.

Le principali varietà di fagiolo e fagiolino

Le varietà di fagiolo sono centinaia, tutte diverse per consistenza, sapore, forma, colore, dimensione. Vale la pena però considerare alcune delle varietà più amate e diffuse negli orti degli orticoltori amatoriali.

Chi non conosce i fagioli borlotti? Di dimensione media, i fagioli borlotti si conservano a lungo e sono dotati di un sapore intenso che li rende adatti alla più classica delle paste e fagioli oppure a minestroni di verdura. Una delle varietà più diffuse porta il buffo nome di fagiolo ‘Magico’. Ottima anche la varietà ‘Meccano’ che, però, è impiegata soprattutto nella coltivazione professionale in quanto, come suggerisce il nome, è adatta alla raccolta meccanizzata.

I fagioli cannellini sono invece di dimensioni piccole, di forma allungata e di colore quasi bianco. Grazie al loro sapore delicato sono indicati per la preparazione di risotti e di insalate. Una delle varietà più interessanti è ‘Impero Bianco’, molto vigorosa, caratterizzata da baccelli di colore verde chiaro contenenti circa cinque o sei semi ciascuno.

I fagioli bianchi di Spagna sono ottimi per le insalate o in umido e, una volta cotti, assumono una consistenza morbida e pastosa. Una varietà da provare è sicuramente ‘Sovrano’, resistente alle alte temperature e capace di produrre sino a otto semi per baccello; quest’ultimo ha una colorazione che volge a un gradevole colore giallo paglierino a maturità.

I fagioli dall’occhio, molto conosciuti, sono in realtà… degli intrusi! Non sono infatti dei fagioli veri e propri: appartengono al genere Vigna, una leguminosa che produce semi di piccole dimensioni, di colore chiaro con una macchiolina scura nel punto in cui il seme si inserisce sul baccello (da cui il nome). Si tratta di piante a sviluppo indeterminato e, quindi, richiedono l’introduzione di sostegni. Una delle varietà reperibili sul mercato è ‘Italico’.

Merita una citazione anche il fagiolino tipo Marconi, se non altro per il curioso nome che porta. Questo è dovuto al fatto che sono fagiolini privi dei tipici (e fastidiosi al palato) “fili” che caratterizzano molte altre famiglie di fagiolini: da fagiolino senza fili a fagiolino Marconi – che per primo introdusse un mezzo di comunicazione a onde radio, ossia senza fili – il passo è breve. All’interno di questa categoria si segnala la varietà ‘Nassau’.

La semina del fagiolo

Il fagiolo è una pianta preziosa all’interno delle rotazioni colturali dal momento che – da buona leguminosa – arricchisce il terreno di azoto grazie alla simbiosi con alcuni microorganismi del terreno. Il fagiolo è quindi un ottimo alleato per la preparazione del terreno, soprattutto se, nella stessa aiuola, prevediamo di mettere a dimora ortaggi esigenti quali le solanacee (peperoni, melanzane, pomodori, ecc.). Chi segue le consociazioni, mette a dimora il fagiolo vicino a insalate, pomodori e rapanelli ma lo tiene lontano dalle liliacee come aglio e cipolle.

In ogni caso, la semina si effettua quando la temperatura minima è stabilmente al di sopra dei 14°C e, quindi, indicativamente, a partire da marzo nelle regioni meridionali sino ad aprile-maggio in quelle più settentrionali. Nel caso di varietà nane è possibile prolungare il periodo di semina sino a luglio. Il seme deve essere interrato a una profondità di circa 3 cm, non molto di più perché il fagiolo, come dice la tradizione, vuole sentir suonare le campane (una regola empirica prevede di interrare il seme a una profondità di circa una volta e mezzo la lunghezza del seme stesso).

Nel caso di varietà rampicanti le file di semina devono essere distanziate di circa 80-100 cm, mentre sulla fila la distanza tra le piante dovrà essere pari a circa 6-8 cm. Per quanto riguarda le piante nane, invece, la distanza tra le file sarà ridotta a 40-50 cm mentre sulla fila le piante saranno seminate a circa 4-5 cm le une dalle altre. È anche possibile utilizzare la semina a postarelle – soprattutto per le varietà rampicanti – inserendo 3-4 semi per buchetta e posizionando una buca ogni 15 cm circa. La soluzione a postarelle è particolarmente indicata per i terreni argillosi e limosi in quanto, di solito, sono poco strutturati e tendono a formare una crosta superficiale: mettere più semi all’interno della stessa buca permette alle plantule di “unire le forze” e renderle in grado di bucare la crosta superficiale. Per inciso, se vogliamo ovviare ai problemi di crosta superficiale e di compattamento in genere possiamo agire sulla struttura del terreno aumentando il tenore di sostanza organica: quest’ultima ha una notevole capacità aggregante delle particelle che compongono il terreno e questo ha ripercussioni molto positive sullo sgrondo delle acque, sulla crescita radicale e sulla nutrizione dei vegetali.

E se la primavera si fa attendere? Se il terreno è freddo e temiamo ci possano essere ritardi nella produzione? C’è una soluzione per “forzare” il risveglio dei semi: è sufficiente procedere alla cosiddetta pre-germinazione disponendo i semi che si intendono utilizzare su un panno che dovrà essere tenuto costantemente umido e conservato in un locale tiepido. In questo modo, dopo 3 o 4 giorni, si vedranno spuntare le prime radichette e si potranno spostare i semi dal panno alle postarelle in pieno campo. Un altro trucco per accelerare la germinazione è quello di mettere in ammollo i semi per circa 12 ore prima della semina.

Prima di procedere alla semina è fondamentale curare con attenzione la sistemazione del terreno allo scopo di favorire lo sgrondo delle acque. In caso contrario si potrebbe infatti assistere a difficoltà fisiologiche che possono arrivare alla cascola dei fiori.

I sostegni nella coltivazione del fagiolo

Nel caso si vogliano coltivare specie rampicanti, è importante utilizzare sostegni idonei che possano accompagnare i fagioli nel corso del loro sviluppo e che siano in grado di resistere alle sollecitazioni provocate dal peso delle piante e dal vento. I sostegni dovranno avere un’altezza compresa tra i due e i tre metri.

Se si semina a postarelle si possono utilizzare paletti robusti in legno o plastica. In questo caso, è preferibile una semina a bine ossia con due postarelle appaiate in modo da incrociare i sostegni e legarli tra loro a due a due (le postarelle andranno a una distanza di 40 cm tra loro, mentre le bine dovranno avere una distanza di circa 70 cm). Qualora, invece, si preferisse seminare a file, i sostegni potranno essere costituiti da una rete sufficientemente solida.

La concimazione del fagiolo

Grazie alla simbiosi con i rizobi, batteri che abitano il terreno, i fagioli non richiedono particolari concimazioni azotate (l’azoto è necessario solo nelle fasi iniziali dello sviluppo, quando ancora non si è instaurata la simbiosi). Inoltre, un eccesso di azoto provoca un notevole sviluppo cellulare e, quindi, rende più “teneri” i tessuti, aumentando la suscettibilità agli attacchi da parte degli afidi. La pianta si avvantaggia di una buona dotazione di sostanza organica nel suolo, nonché di una buona disponibilità sia di potassio sia di calcio.

L’irrigazione del fagiolo

Il fagiolo richiede un terreno costantemente umido sebbene occorra prestare molta attenzione affinché non vi siano fenomeni di ristagno idrico che potrebbero danneggiare lo sviluppo della pianta.

Si consideri inoltre che la necessità di acqua irrigua varia molto in funzione della tipologia e della varietà messa a coltura. In linea di massima, è bene ricordare che i fagioli rampicanti hanno esigenze idriche più elevate, dovute anche al maggiore sviluppo e alla fioritura continua. I fagiolini, se irrigati in modo costante, producono baccelli più teneri e di migliore qualità. I fagioli nani, invece, sono quelli che richiedono meno acqua per ottenere buone produzioni.

La rincalzatura del fagiolo

La rincalzatura non rientra tre le operazioni fondamentali, tuttavia, soprattutto per le varietà nane di fagiolino, può essere importante. Qualora effettuata, la rincalzatura deve essere eseguita con il terreno asciutto onde evitare di favorire lo sviluppo di malattie di origine fungina.

Le avversità del fagiolo

Il fagiolo è colpito da numerosi parassiti e malattie, sebbene le varietà nane siano di norma più tolleranti agli attacchi.

Tra i parassiti, i più diffusi sono probabilmente gli afidi. Conosciuti anche come pidocchi, gli afidi si nutrono della linfa della pianta e, dato che si riproducono molto velocemente, sono in grado di formare numerose colonie di colore nero. La popolazione di afidi è spesso controllata dai predatori naturali come coccinelle, crisope e sirfidi; tuttavia, se l’attacco è precoce si possono verificare danni ingenti sia perché le piante faticano ad accrescersi sia perché l’intensità degli attacchi favorisce la diffusione di virus dei quali l’afide è vettore. In caso di attacco grave si può intervenire con macerati oppure con sapone di Marsiglia che “laverà via” i parassiti. Da evitare, invece, l’uso di piretro che, ancorché ammesso in agricoltura biologica, non è selettivo e può decimare anche le popolazioni di insetti utili. In ogni caso, se individuata sul nascere, l’infestazione può essere stroncata semplicemente eliminando le parti colpite.

L’antracnosi è una malattia che interessa tutte le parti della pianta del fagiolo. Il suo agente – un fungo appartenente al genere Colletotrichum – provoca maculature sulle foglie, sui baccelli e sui semi e, se colpisce la pianta nelle fasi iniziali di sviluppo, può portarla alla morte. Spesso si diffonde attraverso il materiale propagativo (semi) per cui – ma questo accorgimento è valido per tutti gli ortaggi – è bene utilizzare solo semente sana e certificata. La malattia si sviluppa favorita da temperature miti (15-20°C) e umidità elevata. In agricoltura biologica, oltre all’impiego di semente sana, ci si affida a trattamenti rameici, da effettuare ai primi sintomi e da ripetere in caso di pioggia.

A seconda delle specie, i batteri colpiscono sia in primavera sia in estate, provocando la formazione di maculature caratterizzate dai classici essudati. Si tratta di patogeni particolarmente insidiosi per i fagioli rampicanti che, avendo un ciclo più lungo, sono maggiormente esposti alle conseguenze dell’infezione. Anche in questo caso, le infezioni si propagano tramite l’uso di materiale di propagazione non sano. La difesa può essere fatta con prodotti rameici alla comparsa dei primi sintomi.

Infine, nemmeno i virus risparmiano i fagioli! Le piante mostreranno deformazioni e decolorazioni. In questo caso è fondamentale giocare d’anticipo con un’attenta selezione del materiale di propagazione e un altrettanto accorto controllo degli afidi, responsabili della diffusione dei virus.

Raccolta e conservazione del fagiolo

Premesso che vi sono alcune differenze a seconda delle varietà coltivate, in linea di massima si può affermare che i fagioli nani si raccolgono 80-100 giorni dopo la semina e che la raccolta dura circa 30 giorni. Nel caso di varietà rampicanti, la durata della raccolta è di circa due mesi. Il momento corretto per procedere alla raccolta si riconosce con l’osservazione del baccello: questo deve essere completamente colorato e deve iniziare a seccare.

Nel caso dei fagiolini, la raccolta si esegue due volte alla settimana e, per le varietà nane, inizia dopo 55-60 giorni dalla semina (65-75 giorni dopo la semina per le varietà rampicanti). Anche in questo caso la durata del periodo di raccolta delle varietà rampicanti è circa doppia di quella delle varietà nane.

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Luca Masotto By



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